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Smettere di fare pubblicità è come voler fermare il tempo

Chissà che farebbe Henry Ford, se oggi fosse ancora vivo, dinanzi a una crisi economica che non sembra ancora aver trovato una via d'uscita. Di certo non tirerebbe i remi in barca. Anzi, senz'altro investirebbe non solo in tecnologia e risorse umane, ma anche in pubblicità.

Il fondatore della Ford, infatti, costruì il proprio successo su un basamento a buon mercato, ma non per questo alla portata di tutti: l'ottimismo contro ogni evidenza. «Quando tutto sembra essere contro – ripeteva Ford a chi analizzava le situazioni in maniera pessimistica – ricorda che l'aereo decolla contro vento, non con il vento in coda». E ancora: «Sta a te: puoi credere di farcela o credere di non farcela. In entrambi i casi i fatti ti daranno ragione».

Oggi, settant'anni dopo la scomparsa di Henry Ford, il suggerimento di investire in pubblicità a molti potrebbe apparire, con i tempi che corrono, un'autentica follia o, nella migliore delle ipotesi, denaro gettato alle ortiche. Non è affatto così. A testimoniarlo, oltre alla storia di Ford, vi è anche una ricerca più recente, condotta dalla compagnia McKinsey sugli effetti della crisi del 1991. Indagine da cui emerge un dato inequivocabile: chi non tagliò gli investimenti uscì prima dall'impasse, riuscendo a rafforzare le proprie quote di mercato.

Sondaggi più recenti attestano come il 72% delle imprese italiane ritenga la pubblicità uno strumento imprescindibile per la propria attività. Il 50% ha ridotto un po' il budget da investire, ma un 25% spenderà di più, mentre il rimanente 25% sostanzialmente confermerà gli investimenti. Il 70% investirà in spot televisivi, ma il 50% ricorrerà anche alla carta stampata.

Quotidiani e periodici, infatti, possono rivestire un ruolo di primaria importanza nelle nuove strategie di pubblicità e marketing, anche in virtù del fatto che ormai ogni testata possiede un proprio sito internet, medium – per certe fasce di pubblico – più affascinante della tv.

In conclusione, non solo la pubblicità piace ancora, ma – soprattutto – serve assolutamente.

Comunicazione, marketing, pubblicità. Parole non vuote, dunque, ma concetti concreti che continuano ad avere appeal e sono indispensabili più che mai. Lo stesso Henry Ford, fosse qui oggi, non avrebbe dubbi. Come non ne ebbe all'epoca, quando affermò:«Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l'orologio per risparmiare tempo».

Allo stesso modo, verrebe da dire, chi ha tempo non aspetti tempo per ripartire con la comunicazione d'impresa. 

 

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